TEATRI DI GUERRA CONTAMINATI DALL’URANIO IMPOVERITO: PATOLOGIE TUMORALI E STATUS VITTIMA DEL DOVERE

Il caso

APPELLO

✅️Il militare, in qualità di Sottufficiale dell’Aeronautica Militare, dopo aver partecipato alla missione internazionale di pace nei territori del Kosovo, svolgendo mansioni logistiche e operative, richiedeva il riconoscimento dello status di soggetto “equiparato” alle vittime del dovere, invocando benefici previsti dalla legge 3 agosto 2004, nr. 206, e dalle disposizioni relative ai soggetti equiparati.

➡️Il Ministero della Difesa sostiene che il ricorrente non ha partecipato a scontri armati o compiti che lo hanno messo in contatto con armi caricate con proiettili ad uranio impoverito o sostanze malsane. Inoltre, afferma che le mansioni di ufficio svolte non possono essere correlate alle esposizioni lamentate.

➡️Il Tribunale ha rigettato la domanda, evidenziando che la connessione tra la patologia e l’esposizione all’uranio impoverito appare improbabile, sostenendo anche che le patologie avevano origini familiari, non erano legate all’esposizione durante il servizio e che il militare trascorse poco tempo in zona post-conflitto, non presentando segni di esposizione all’uranio impoverito. Quelle particelle trovate erano considerate comuni e non rilevanti.

➡️La Corte d’appello ha deciso di procedere con una consulenza tecnica d’ufficio per accertare se il sottufficiale possa essere considerato una vittima del dovere a causa delle particolari condizioni ambientali in cui ha operato nel Kosovo.

➡️Il CTU ha accertato che l’Appellante ha partecipato a una missione di pace nei territori del Kosovo e che durante questa missione è stato esposto a proiettili all’uranio impoverito; successivamente ha sviluppato una grave patologia. L’analisi del tessuto ha rivelato nanoparticelle non biocompatibili confermando l’esposizione alle sostanze durante il servizio militare. Attualmente, il sottufficiale è clinicamente guarito, ma presenta postumi.

➡️La Corte d’appello accoglie il ricorso, riforma la sentenza impugnata e condanna il Ministero al pagamento delle prestazioni assistenziali, previdenziali e pensionistiche comprese le spese del doppio grado di giudizio.