La pensione privilegiata è uno degli istituti più importanti del diritto previdenziale militare: una forma di tutela economica permanente che spetta al personale che abbia riportato un’infermità o una lesione riconosciuta dipendente da causa di servizio. A differenza della pensione ordinaria, non è legata alla maturazione di una determinata anzianità contributiva, ma nasce direttamente dal nesso tra l’attività svolta e il danno alla salute subito. Eppure, nonostante la chiarezza del fondamento giuridico, molti militari non riescono a ottenerne il riconoscimento: lacune documentali, errori procedurali, pareri negativi non impugnati. Conoscere il funzionamento di questo istituto è il primo passo per non perdere ciò che spetta di diritto.
I presupposti e le categorie di invalidità rilevanti
La disciplina di riferimento è contenuta negli articoli 1082 e seguenti del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’Ordinamento Militare) e nel D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90 (T.U.R.O.M.). Il diritto sorge quando l’infermità o la lesione è riconosciuta dipendente da causa di servizio e rientra in una delle categorie previste dalle tabelle allegate al Codice: si va dall’ottava categoria, per le menomazioni di minor rilievo, fino alla prima, riservata alle forme più gravi di invalidità permanente. L’entità del trattamento economico è direttamente proporzionale alla categoria accertata. Non tutte le patologie sono espressamente tabellate: quando l’infermità non compare nelle tabelle ministeriali, il militare non è per questo automaticamente escluso dal beneficio.
Anche in questi casi il diritto alla pensione privilegiata può essere fatto valere, a condizione di dimostrare il nesso tra il servizio e l’infermità. Uno strumento fondamentale a questo scopo è la perizia medico-legale indipendente, che consente di documentare in modo tecnico e rigoroso il collegamento tra le condizioni operative in cui il militare ha prestato servizio e la patologia diagnosticata. La qualità di questa documentazione tecnica è spesso l’elemento determinante per ottenere il riconoscimento. Per approfondire le possibilità di tutela disponibili è possibile consultare le aree di competenza dello Studio, che segue il militare nella costruzione dell’impianto probatorio fin dalla fase istruttoria.
La procedura di riconoscimento e i rimedi contro il diniego
Il procedimento è regolato dal D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461. La domanda va presentata all’Amministrazione di appartenenza corredata dalla documentazione sanitaria in possesso del militare. È tuttavia fondamentale tenere presente che gran parte degli atti rilevanti ai fini del procedimento — fogli matricolari, ordini di missione, attestazioni di esposizione ad agenti nocivi, relazioni sanitarie dei medici militari — sono documenti formati e detenuti dall’Amministrazione, non dal militare.
Per poterli allegare alla domanda occorre richiederli preventivamente tramite istanza di accesso agli atti, ai sensi della L. 7 agosto 1990, n. 241. Il fascicolo viene quindi trasmesso al Comitato di Verifica per le Cause di Servizio (Co.V.C.S.), organo tecnico istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il cui parere è vincolante per l’Amministrazione. Un fascicolo incompleto o mal costruito è la causa più frequente di parere negativo: per questo la fase istruttoria va affrontata con la stessa cura di una vera e propria strategia difensiva, anticipando le possibili obiezioni prima ancora della presentazione della domanda.
Quando il procedimento si conclude con un diniego, il militare non è privo di strumenti di tutela. Le controversie in materia di pensione privilegiata rientrano nella giurisdizione della Corte dei Conti. In presenza di un provvedimento sfavorevole, è quindi opportuno analizzare attentamente la documentazione sanitaria, amministrativa e medico-legale disponibile, al fine di verificare la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del beneficio. È quindi essenziale che, nel momento in cui si riceve un diniego, la posizione venga valutata immediatamente con un professionista esperto.
La pensione privilegiata non è un atto discrezionale dell’Amministrazione: è un diritto soggettivo riconosciuto dall’ordinamento a chi abbia messo a rischio la propria integrità fisica nell’esercizio del servizio. Agire con la documentazione giusta e con un’assistenza tecnica adeguata consente di costruire una domanda solida e correttamente supportata sotto il profilo probatorio. Contattare lo Studio Legale Angelo Fiore Tartaglia per una prima valutazione del caso è il modo più diretto per capire quale strada percorrere e con quali prospettive concrete.

