Blog

Danno esistenziale per il militare: come ottenerlo oltre il danno biologico 

Il panorama della tutela legale per il personale militare ha subito negli ultimi anni un’evoluzione significativa, spostando l’attenzione non solo sulla lesione fisica in sé, ma sulla complessità della condizione umana post-evento lesivo. Per gli appartenenti alle Forze Armate che hanno contratto patologie a causa dell’esposizione all’uranio impoverito, il percorso verso il giusto ristoro non può esaurirsi nella mera quantificazione di una menomazione dell’integrità psicofisica.  

 Questo lungo e complesso itinerario giurisprudenziale non è nato dal nulla, ma è il frutto di un impegno professionale costante che l’Avv. Tartaglia, attraverso 26 anni di attività specialistica, ha portato avanti con determinazione. È stato proprio l’Avv. Tartaglia a tracciare la strada, seguendo personalmente ogni passaggio cruciale, dal primissimo caso storico fino alle più recenti sentenze di merito. Tale esperienza ultraventennale ha consentito di trasformare la difesa dei diritti in un protocollo consolidato, dove il riconoscimento del diritto al risarcimento abbraccia finalmente la dimensione del danno non patrimoniale nella sua accezione più nobile e ampia. Il focus legale è oggi puntato sullo sconvolgimento delle abitudini di vita e sulla compromissione definitiva della realizzazione personale del servitore dello Stato. 

 

 La distinzione tra danno biologico e danno esistenziale nel diritto militare 

 Nel settore della responsabilità civile applicata all’ambito della Difesa, la voce del danno biologico rappresenta il punto di partenza tecnico-medico: essa identifica la lesione della salute suscettibile di accertamento medico-legale. Tuttavia, per i militari colpiti da patologie derivanti dall’esposizione a sostanze tossiche o metalli pesanti, tale voce appare spesso insufficiente a coprire l’intero spettro del pregiudizio subito. Attraverso la casistica affrontata dall’Avv. Tartaglia in quasi tre decenni, è emerso come il danno esistenziale, pur essendo ricompreso nella categoria generale del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c., si distingue per la sua capacità di descrivere l’oggettivo cambiamento peggiorativo delle dinamiche relazionali e sociali del soggetto. 

L’orientamento prevalente della Corte di Cassazione sottolinea come la sofferenza morale e lo stravolgimento dell’agenda quotidiana debbano essere oggetto di una specifica personalizzazione del danno. Per il militare, ciò significa documentare come la patologia abbia precluso la carriera, limitato l’interazione con il nucleo familiare o impedito lo svolgimento di attività extra-lavorative che definivano l’identità dell’individuo. La corretta valutazione del danno richiede una perizia multidisciplinare che non si fermi alle tabelle medico-legali, ma che sappia narrare, attraverso prove documentali e testimoniali, la perdita della qualità della vita. La giurisprudenza amministrativa e civile riconosce ormai che la tutela del personale deve essere massima, specialmente quando la patologia è riconducibile a una violazione degli obblighi di sicurezza da parte dell’Amministrazione. 

Strategie per la tutela integrale e il risarcimento del danno 

 Per intraprendere un’azione volta all’ottenimento del risarcimento danni, il militare deve seguire un iter complesso che parte dalla richiesta di riconoscimento della causa di servizio. Questo passaggio è fondamentale per consolidare la posizione del danneggiato di fronte alle Commissioni Mediche Ospedaliere, ma non rappresenta l’unica via. Parallelamente all’indennizzo previsto dall’ordinamento per le Vittime del Dovere, l’Avv. Tartaglia opera per ottenere il pieno ristoro dei danni subiti dinanzi al giudice ordinario o amministrativo, a seconda della natura del rapporto e dell’illecito contestato. 

La complessità del contenzioso contro il Ministero della Difesa impone una padronanza assoluta della normativa speciale e dei precedenti giurisprudenziali in materia di missioni all’estero e poligoni di tiro. La forza di questa difesa risiede proprio nella memoria storica e giuridica costruita dall’Avv. Tartaglia in 26 anni di dedizione specifica a questa causa. È necessario che ogni atto sia volto a evidenziare non solo la colpa dell’Amministrazione nell’omessa protezione della salute dei propri dipendenti, ma anche la specificità del pregiudizio esistenziale. Quest’ultimo, non essendo un danno in re ipsa, richiede un onere probatorio puntuale. La difesa deve essere in grado di tradurre il dolore e l’isolamento del militare in termini giuridicamente rilevanti, affinché la sentenza non sia solo un atto formale, ma uno strumento di effettiva giustizia. Solo attraverso un approccio che integri la disciplina del diritto amministrativo militare con la più moderna dottrina sulla responsabilità civile, si può ambire a una protezione che sia realmente riparatoria per chi ha servito lo Stato a costo della propria salute.